BANGKOK

Bangkok, per noi, ha rappresentato l’opportunità di dare importanza alle piccole cose della vita, piccole ma così essenziali.
Per un periodo abbastanza lungo della nostra vita abbiamo dimenticato chi siamo: degli esseri umani con la missione di contribuire all’evoluzione del mondo, che significa essere pienamente consapevoli di cosa siamo venuti a fare su questo pianeta. Il perché siamo qui.
Abbiamo passato gran parte del nostro tempo con la sensazione di essere persi, inseguendo qualcosa che ci sembrava impalpabile: la felicità. E credevamo, erroneamente che quella felicità fosse uno stato dell’essere che avremmo potuto sperimentare in base alla quantità di cose che possedevamo.

Durante questo periodo di lock-down mondiale, una cosa è ovvia: gli esseri umani, in qualche modo, si trovano soli con loro stessi, e cercano di trovare qualunque modo per non confrontarsi con questa solitudine. Percepirla (la solitudine) significherebbe mettere in discussione il passato con la sensazione di essere vissuti in un film. Infatti, la nostra percezione è proprio quella di aver lasciato condurre la nostra vita dalle circostanze esterne.
Certo, molti degli eventi che hanno colorato le nostre vite ci hanno già precedentemente invitato all’auto-osservazione, ma, in generale, non stavamo veramente vivendo pienamente la nostra esperienza di vita. E non ci stavamo accorgendo che, la maggior parte delle volte, tutte le paure e i dubbi che si manifestavano erano pressoché irreali, e che erano lì solo per ricordarci di prendere coraggio nell’andare verso il nostro progetto di vita. La difficoltà di fare questo passo accade perché, essendo esseri umani connessi ad altre persone, siamo spaventati dall’idea di poter tradire l’immagine che gli altri hanno su di noi, oltre a quella che noi stessi ci siamo creati. E così preferiamo non esporci a tale rischio per timore di perdere l’amore di quelle persone. Forse, arriverà un giorno in cui comprenderemo che, anche questa paura (perdere l’amore) è totalmente immaginaria, è irreale, ma produce effetti concreti, e così ci distanzia sempre di più dal nostro sé, dalla parte più profonda e vera di noi stessi.

Essendo cresciuti in un contesto all’interno del quale lo slogan principale era “bisogna lavorare duro”, non è stato proprio immediato per noi iniziare a goderci la vita. Ma, a Bangkok, per qualche motivo che non conosciamo esattamente, è successo.
Beh, in realtà, ora, a posteriori, è più semplice vedere cosa ci ha aiutati a fare questo cambiamento, anche se è molto particolare che successe proprio a Bangkok, una città così trafficata e frenetica, piuttosto che nel mezzo della giungla.
Forse, il motivo è proprio per questo diverso scenario al quale siamo stati sottoposti in così poche ore, giusto il tempo di un volo aereo di qualche oretta. Quando eravamo a Bali, abbiamo amato il fatto di essere circondati dalla Natura e ci siamo goduti questa forte connessione con Essa, eppure la nostra attenzione era ancora troppo focalizzata sul “come fare di più.” Poi, dopo essere atterrati a Bangkok, la prima sensazione che abbiamo avuto è stata quella di essere approdati su un altro pianeta. Persone con le mascherine, traffico, costruzioni alte e grigie, strade enormi, condomini che assomigliano a gabbie, gatti che bazzicano da un tetto ad un altro e anche qualche serpente che ogni tanto cadeva dall’albero del parco cittadino. Questo nuovo mondo, per qualche ragione, ci permise di rallentare di molto.

Spendemmo qualche giorno nella parte nuova della città e poi ci trasferimmo in quella vecchia, dove facemmo esperienza del nostro primo massaggio thailandese. L’ostello che prenotammo si trovava in una strada intima e molto vicina a un bellissimo parco dove noi eravamo soliti andare per consumare il nostro pranzo e stare un pò vicino al fiume. Per tutto il mese del nostro soggiornare abbiamo goduto di queste piccole cose: mangiare al parco, bere il caffè passeggiando per la strada, andare al mercato di strada, leggere, scrivere, dormire, suonare. E abbiamo anche potuto accogliere la confusione che naturalmente sorse in noi, invece di soffocarla trovandoci a tutti i costi qualcosa da fare. E questa fu un’occasione perfetta per smettere di etichettare qualunque emozione o sensazione come buona o cattiva.
Perché se noi ci diamo il permesso di essere confusi, per esempio, di entrare in contatto con questa sensazione, possiamo scoprire non esserci niente di sbagliato in ciò. E nel contattare la sensazione che c’è, possiamo scoprire nuove parti di noi stessi, ascoltarle e scegliere di fare ciò che ci fa star bene.

In quella piccola e graziosa camera di ostello (in questo video puoi assaporare qualche scorcio del nostro mese a Bangkok) abbiamo scritto la nostra canzone Bangkok, che è un elogio alle piccole cose della vita che nascondono potenti insegnamenti dietro la loro semplicità.

Goditi il nostro video “Bangkok, Under The Tree Live Session” e raccontaci lasciandoci un commento:
Hai mai provato a goderti la vita e a viverla nella sua magica semplicità?

Grazie per averci letto! 🙏🏽
A presto.
Ciao! 😊

Ehi! Eccoci, siamo Giulia & Alberto. 👋🏼
Abbiamo deciso di scrivere degli articoli che sono connessi alla nostra musica per permetterti di addentrarti in alcune delle avventure che viviamo e che ispirano le nostre canzoni. 
Non vuole essere uno spazio dove spieghiamo le nostre canzoni. Una canzone non può essere spiegata ma semplicemente ascoltata con il cuore e con una mente aperta.  Infatti, questo Blog è un modo per creare un'altra connessione con te offrendoti la prospettiva dalla quale sperimentiamo ciò che ci accade. L'invito è quello di non giudicare ciò che leggi in termini di "giusto-sbagliato", "bello-brutto", "bellissimo-orribile".  
In realtà l'invito è proprio quello di non giudicare a prescindere, se possibile. 
Se ti va, sarebbe meraviglioso se provassi a leggerli con apertura, verificando che tipo di riflessioni e sensazioni suscitano in te.  E poi, se vorrai condividere con noi le tue sensazioni, un tuo commento sarà di gradimento. 😊

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